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<title>Associazione Studenti Universitari Calabresi Ulixes</title>
<link>http://www.associazioneulixes.org</link>
<description>Associazione Ulixes</description>
<language>it-it</language>

<item>
<title>Riflessi sul Sud del sole di Arcore</title>
<link>http://www.associazioneulixes.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=116</link>
<description>&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;strong&gt;Una riflessione attenta e senza pregiudizi sulla Calabria nei prossimi 5 anni&lt;/strong&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;
  &lt;p&gt;&lt;table width=&quot;130&quot; height=&quot;130&quot; border=&quot;0&quot; align=&quot;left&quot;&gt;
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  &lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;Le consultazioni elettorali del 13 e 14 aprile hanno restituito in maniera insindacabile i destini del paese nelle mani di Silvio Berlusconi. Ed è giusto chiedersi che cosa ci si può aspettare in termini di politiche per il Sud e per la Calabria.&lt;br&gt;

Terrei, anzitutto, ad andare oltre gli stereotipi, le teorie del &quot;tutto è perduto&quot;, dei &quot;cinque anni di resistenza&quot;, le teorie sulla presunta stupidità e mediocrità morale e culturale del popolo Italiano, che in massa, per non si sa quale astratta e isolata ragione, avrebbe ceduto alle lusinghe del personaggio più deriso e criticato d'Europa. Chi scrive di certo non coltiva simpatie e stime per il Cavaliere, ma guarda con altrettanto orrore ai pregiudizi morali di tanto centro-sinistra, che non ha mai saputo confrontarsi seriamente con se stesso e con i problemi e le aspirazioni popolari che vivono e crescono nell'Italia di fine e inizio secolo. 
Questo dunque è l'approccio. Tecnico e disincantato. E vorrei guardare prima al problema politico e cioè alle prospettive che gli interessi del Sud trovino sponda nel governo, alla luce degli dei rapporti di forza fissati dal voto nazionale. In secondo luogo darò uno sguardo ai riflessi sul Sud delle politiche annunciate dall'esecutivo. 
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;

Le questioni di ordine meramente politico sono due, la prima avente a che fare con gli equilibri della maggioranza, la seconda con la composizione del voto in Calabria e nel Mezzogiorno.&lt;br&gt;

Quanto al primo problema risulta evidente che il 9 per cento della Lega è un ostacolo insormontabile in termini di opportunità che il Sud diventi parola chiave nelle stanze dell'esecutivo. Un esempio su tutti. Chiaro. Guardate a cosa è successo all'indomani delle elezioni. Da repubblica al Corriere della Sera i commenti più ricorrenti segnalano la necessità di sfondare al Nord per vincere le elezioni, si parla di questione settentrionale e addirittura il dibattito politico, anche nel centrosinistra, sembra essere quello di un PD del Nord. Il voto alla Lega è condizionante perché sposta il baricentro politico del paese nella sua parte sovrastante il Rubicone. Pochi, pochissimi si sono permessi di comprendere e chiedere quali risposte sia necessario offrire al Sud Italia e quali politiche il governo intenda portare avanti per sollevare un meridione sempre più isolato e sganciato dal resto del Paese. Non è detto che questo sia per forza un male, come spiegherò in conclusione. Spesso sprechi e miliardi bruciati sono andati di pari passo con le invettive sulla necessità di risollevare il Sud. Quindi chissà...&lt;br&gt;
 
Il secondo problema attiene alla  composizione del voto nel Mezzogiorno e nella Calabria. La mafia, come sentenziato da un ormai celebre servizio de &quot;L'espresso&quot; non si è fatta trovare impreparata dinanzi a questa nuova consultazione. Anzi. La mafia ha portato nel parlamento i propri direttissimi rappresentanti, da una parte e dall'altra, e ha un suo peso importante nei premi di maggioranza regionali. Se ci aggiungiamo che la mafia ha l'occhio lungo, molto lungo e sa scommettere su chi vince, possiamo chiaramente ritenere che anche lo spostamento di 500.000 voti nel Meridione sia stato accompagnato da un vero e proprio riposizionamento dei clan più influenti. Ultimo tassello: la maggioranza che ha vinto, ha ottenuto il successo nel Meridione senza garantire alcun preciso impegno contro il fenomeno mafioso e di conseguenza, legittimamente, potrà evitare di porre il problema nei primi posti dell'agenda politica.&lt;br&gt;

Insomma sono tutti fattori dai quali ricaviamo l'idea che, soprattutto in termini di legalità e difesa dello stato di diritto, pochi stimoli arriveranno dalla rappresentanza locale e dai partiti stessi che hanno volutamente incorporato entro i propri apparati espressioni dirette delle associazioni mafiose meridionali. 
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;

Se passiamo dalla politica alle politiche la questione diventa forse più interessante. Vorrei concentrare l'attenzione del lettore su tre politiche principali che sono e saranno oggetto di discussione e ai primi posti dell'agenda politica del centro-destra e che avranno diretto impatto sulla situazione del Mezzogiorno:il federalismo, la sicurezza, il Mediterraneo.&lt;br&gt;

Sul Mediterraneo, vera chiave di sviluppo della Calabria in termini di turismo e commercio, e sulla sicurezza chi scrive si permette di essere scarsamente fiducioso. La mia personale impressione è che l'integrazione con il Mediterraneo è funzionale all'impegno dell'intera Europa in tal senso e l'impegno del governo in questa direzione è quanto mai dubbio.  In primo luogo per lo scarso senso di Europeismo che già manifesto il governo Berlusconi nel 2001 e che costò il posto a Ruggero, ministro degli Esteri. In secondo luogo perché Berlusconi ha mostrato interesse a quel progetto d'Unione Mediterranea del presidente francese Sarkozi, che scompagina e crea confusione nel lavoro che l'Europa ha condotto dal 1995 sull'integrazione e lo sviluppo di una zona Euro-Mediterranea.&lt;br&gt;

Sulla sicurezza, in maniera analoga, credo che l'approccio di questo governo leghi il tema della sicurezza alla sola e semplice questione degli immigrati. La durezza e la presenza dello Stato si esprimerà anzitutto nei confronti dei cittadini non italiani e difficilmente avrà propaggini sulla questione, a mio avviso ben più importante, della difesa dello stato di diritto in Calabria e della resistenza fisica al fenomeno mafioso. È evidente che questo approccio parziale al tema sicurezza, si deve al problema politico  di cui discusso sopra e al monopolio che la Lega Nord, con la sua visione settentrionalista, ha di questo tema.&lt;br&gt;

Sul federalismo è certo che si farà. Verranno discusse le forme e i contenuti ma non credo che questa volta, la faccenda sia rimandabile. D'altronde esistono ambienti scelti e forti della compagine di centro-sinistra che sono totalmente d'accordo e che colgono il nesso stretto tra federalismo e modernità. Personalmente guardo al federalismo con grande curiosità e ritengo che positive sorprese possano arrivare da questa transizione dello Stato Italiano,anche per il Sud. Sarebbe bello ritornare e discutere sul tema ma credo che proprio in Calabria e in altre regioni del Sud le prime componenti di sviluppo siano sostanzialmente due: la rivoluzione delle teste, con il conseguente affrancamento da assistenzialismo e clientelismo, e la consapevolezza e valorizzazione delle risorse. Tutte le politiche post-unitarie hanno fallito e ha fallito anche l'ultima rivoluzione territorialista dell'economia, quella delle politiche di programmazione territoriale. Gli sprechi, lo spartizionismo, la mediocrità delle scelte sostanziano un quadro dove non è solo l'economia dell'area a non decollare, ma è la testa della gente ad essere priva ella capacità di chiedere di più. Forse sarebbe utile, e credo di non dire un'eresia, che i rubinetti si chiudessero, che la gente, percependo concretamente le conseguenze dei problemi e degli sprechi, fosse costretta a ricercare con insistenza fonti di reddito e sviluppare rabbia e consapevolezza verso scarse e corrotte amministrazioni. Seppur con una transizione morbida,il federalismo, forse, è quell'opportunità storica cui occorre guardare con interesse, perché la stessa Calabria e lo stesso Sud vengano crudemente e nudamente messi dinanzi a uno specchio, a riflettere sul da farsi. Gaetano Salvemini, non certo persona avversa alle politiche distributive e al senso della solidarietà, ebbe una svolta federalista. Capì che era in corso un drenaggio di risorse e capitali dal Sud verso il nord, spesso invisibili, e vide nel federalismo lo strumento per &quot;eliminare ogni artificiale squilibrio finanziario ed economico fra le singole regioni&quot; ma anche avente la funzione politica di &quot;fiaccare la reazione&quot;. Io credo che, messi a fare i conti con i soldi concretamente prodotti e con la povertà, ci si possa accorgere di molte cose: delle risorse enormi che si sfruttano male o peggio non si sfruttano, del capitale prezioso, anzitutto umano, che scappa e non contribuisce al prodotto locale, di tanta stupidità che è stata messa a governare.

&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;div align=&quot;right&quot;&gt;&lt;em&gt;Salvatore Scalzo&lt;br&gt;
Presidente &lt;a href=&quot;http://www.associazioneulixes.org&quot;&gt;Associazione Ulixes&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;

&lt;/p&gt;
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<item>
<title>Vinceremmo la mafia se davvero volessimo vincerla...</title>
<link>http://www.associazioneulixes.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=115</link>
<description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;
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  &lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;Vinceremmo la mafia se volessimo davvero vincerla. Vinceremo la mafia se vorremo davvero vincerla. Vinceremo la mafia quando il sipario calerà sul sangue e sui morti innocenti prima ancora che sui colpevoli. La lotta alla mafia non è retorica, né silenzio, né quiete. È una tempesta, una tempesta che nessuno di noi ha forse mai visto e che allo scoccare della quale anche i più resistenti e tenaci forse griderebbero alla necessità di un compromesso. Per evitare una guerra, il tutto contro tutti, il caos.&lt;br&gt;

L'isolamento fisico, culturale e morale della mafia passa attraverso una tragedia e questo sarebbe bene saperlo. Quanti poliziotti, madri, padri, fanciulli dovrebbero morire? Troppi,forse troppi. Forse neppure sarebbe giusto. Non siamo che all'anno zero della lotta alla mafia, anzi forse al meno mille. Perché prima ancora di averla capita l'abbiamo inquinata. Vinceremo la mafia se capiremo, prima ancora di volerla combattere. Capiremo, anzitutto, che cosa significa combatterla. E dovrà capirlo la gente, prima ancora dei politici e degli amministratori.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
 

Centinaia di milioni di euro, armamenti, collegamenti sono una forza fisica prima, molto prima ancora che culturale. Una forza fisica che si spazza via anzitutto col suo stesso linguaggio, quello della forza. Al diavolo le lingue, la convegnistica, la retorica degli eroi, di  quegli stessi eroi che costruiscono l'antimafia di professione che inquina e distorce. Al diavolo quest'antimafia del martirio e della resistenza. Non cerca loro la mafia. La mafia cerca chi la minaccia fisicamente, chi ha mezzi e volontà di minacciare. Non ha tempo e interessi la mafia per curarsi di chi parla, di chi convegna, del professorismo dotto analitico. La mafia uccide raramente, minaccia raramente. La mafia uccide chi la minaccia. Al diavolo i media, i giornali, la stampa che innalzano il martirio, la frase del politico di turno, la retorica del buono e del cattivo. Al diavolo la stampa che non capisce e non fa capire. Al diavolo le autoblu che proteggono chi non verrebbe mai ucciso e che costruiscono obiettivi inesistenti. Al diavolo le pallottole, le lettere, le scritte, le minacce e chi ancora ci crede. Perché anche questi non hanno capito nulla. Al diavolo le manifestazioni, spesso anche quelle. Quelle che si chiudono quasi sempre con l'autocelebrarsi. Non teme quelle la mafia. Al diavolo la politica, la politica che ha finanziato ottomila progetti per la legalità ma che lascia sguarnite le caserme e senza carta i tribunali. Al diavolo le campagne elettorali che devono parlare di mafia, che più la citi e più sei bravo, che ti basta una parola &quot;mafia&quot; e innalzi le platee, che dici che la mafia la vuoi distruggere ma non citi un punto concreto e fisico che ti vincolerebbe. La mafia è forza. La mafia è voti. Magari tu sei in buona fede ma la mafia no.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;


Vinceremo la mafia se lavoreremo in silenzio. Vinceremo la mafia nel silenzio. Nel silenzio più che negli strali ipocriti di chi ha capito che non c'è niente da fare o di chi ha capito che parlarne è una buona via per farsi eleggere o prendere soldi. 
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;

Nessun ministro si è mai sognato di tagliare la gola alla mafia, con l'esercito, i servizi segreti e le armi, perché sa che il giorno dopo qualcuno verrebbe ucciso. Nessuno al potere è da condannare per questo, per carità, ma almeno non prendiamoci in giro. La retorica dello &quot;stiamo facendo&quot; è un modo per dire che non si sta facendo nulla. L'azione significa reazione, tanto più se la controparte è forte e determinata. Quando le faide si scontrano i boss cadono sulle strade e gli innocenti assieme a loro. Se il governo fronteggiasse la mafia allo stesso modo, poliziotti cadrebbero per strada e degli innocenti con loro. Non sappiamo se sarebbe giusto. Ma sappiamo che sarebbe così e che il resto sono costruzioni. Che ogni altro modo di lotta è costruzione e ipocrisia. Che abbiamo le palle piene di parole, strilloneria e retorica e che fino a quando un solo provvedimento fisico non verrà preso sarebbe bello un sipario di silenzio, da parte della politica, da parte di quella bieca antimafia di professione che gioca di strumentalizzazione e ignoranza. La retorica della legalità è buona per i paesi vergini o nuovi al fenomeno. In una regione incrostata fino al suo midollo la retorica della legalità è un buon modo per disperdere risorse e lavarsene le mani, promuovere incompetenza. La via, l'unica via è quella della guerra aperta, fatta con le armi dello Stato e l'imperio delle leggi (ricordiamo che c'è un disegno Lazzati di facile e pronta applicazione, depositato in Parlamento da oltre 15 anni. Imperdonabile. Imperdonabile davvero.).&lt;br&gt;

Se siamo pronti a questa guerra, amici calabresi, questo davvero non lo sappiamo. Se sia giusta questa guerra non sappiamo neppure questo. Ma certo sarebbe un primo utile passo se questa guerra riuscissimo a capirla fino in fondo. A capire la guerra e non certo la mafia che è chiara a tutti nelle sue trame e nei suoi protagonisti. E ci viene da ridere quando si innalzano le analisi e i rapporti delle commissioni dopo 40 anni o quando c'è chi si fa l'eroe perché pronuncia in pubblico i nomi dei boss. È l'essenza della lotta alla mafia che dobbiamo per davvero capire e interiorizzare. E capendola decidiamo, tutti assieme, se accettarla o rifiutarla.Se volere, come comunità politica, affrontarla e accettarne il prezzo. 
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;

Vinceremo la mafia se decideremo e  vorremo, per davvero, chiedere di più alla politica e a noi stessi.




 &lt;/p&gt;






&lt;/div&gt;



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</item>

<item>
<title>Sessant'anni di voto alle donne: per non dimenticare</title>
<link>http://www.associazioneulixes.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=114</link>
<description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;
  &lt;p&gt;&lt;table width=&quot;130&quot; height=&quot;130&quot; border=&quot;0&quot; align=&quot;left&quot;&gt;
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  &lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;La volontà di promuovere un convegno avente come tema quello delle pari opportunità, analizzato in riferimento alla realtà nazionale ma anche e soprattutto a quella europea, nasce dall’esigenza di riflettere sulle dinamiche di costante mutamento che caratterizzano la società contemporanea e che esigono un adattamento continuo degli stili di vita, dei modelli di riferimento, degli orientamenti culturali: si tratta di un riadattamento che coinvolge anche e soprattutto il ruolo sociale della donna. La crescente centralità della donna nella società moderna la porta ad essere protagonista di sempre più numerosi processi: dalla tutela dei diritti umani alla rivendicazione di una più ampia partecipazione e rappresentanza politica, dalla richiesta di nuovi spazi, per esprimere a pieno la propria femminilità, alla ridefinizione del ruolo di “first lady” nell’ottica di un protagonismo sempre più marcato.&lt;br&gt;
A fronte di tali trasformazioni, le discriminazioni di genere risultano essere ad oggi ancora piuttosto marcate anche in numerosi paesi europei, sebbene si manifestino in forme ed intensità differenti a seconda del grado di adeguamento dei sistemi istituzionali alle normative comunitarie. L’Unione Europea risulta essere infatti tra gli attori internazionali maggiormente attivi nel promuovere la “gender equality” all’interno degli stati membri, come dimostrato tra l’altro dalla serie di iniziative organizzate nei diversi paesi nel corso del 2007, proclamato “Anno europeo delle pari opportunità”.&lt;br&gt; 
L’iniziativa &lt;strong&gt;“Sessant’anni di voto alle donne: per non dimenticare”&lt;/strong&gt; si propone di offrire uno sguardo d’insieme sulla situazione europea in materia di pari opportunità, tracciando le linee essenziali del processo di graduale riconoscimento dei diritti alle donne. Il contesto esaminato sarà inizialmente quello nazionale. Dal compimento dell'Unità d'Italia ai giorni nostri, sono stati compiuti molti passi nella direzione delle pari opportunità di genere. Tuttavia, il ragionamento alla base di questa iniziativa vuole anche essere mirato ad evidenziare la lentezza del processo: da un lato, infatti, si è precocemente sviluppata in Italia una schiera di autori, peraltro scarsamente riconosciuti a causa delle loro idee fortemente innovative, consapevoli della rilevante questione dell'uguaglianza di genere; dall'altro lato, l'istituzionalizzazione delle pari opportunità ha avuto bisogno di tempo. In tale contesto, si inserisce la presentazione del volume “L’Italia e la donna. La vita di Salvatore Morelli”, redatto dalla dott.ssa Emilia Sarogni, prima donna a ricoprire la carica di direttore del Servizio Internazionale al Senato. Nell’opera, è presente una analisi della vita del personaggio e delle sue idee fortemente innovative, in merito al riconoscimento del ruolo della donna, che l’Italia risorgimentale stentò a comprendere appieno.&lt;br&gt;
La durata del processo si dilata se si mette a confronto il riconoscimento dei diritti delle donne nel nostro paese rispetto agli altri stati europei. All'interno di tale cornice, si può quindi ritenere di grande attualità il monitoraggio dell'evoluzione delle questioni di genere, con riferimento sia al raggiungimento di alcune importanti conquiste politiche e sociali da parte delle donne, nel corso dei decenni susseguitisi alla seconda guerra mondiale, sia alle possibili evoluzioni future del riconoscimento ed anche della ridefinizione del ruolo sociale della donna. Nel muovere tale considerazione, l'ottica di indagine può così abbracciare la sua dimensione globale: al di là del continente europeo, esistono infatti vaste aree del globo in cui i diritti delle donne sono ancora lontani dal pieno riconoscimento e, in alcuni casi, ad esso è legato quello più generale dei diritti umani. Si ritiene che l'approccio alla questione possa e debba intrecciare più contesti di analisi, per dirsi pienamente compiuto. 




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</item>

<item>
<title>Scuola di magistratura atto secondo</title>
<link>http://www.associazioneulixes.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=113</link>
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  &lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;La scuola di magistratura necessita di una soluzione politica. Lo scrivevamo tempo addietro, ai tempi della prima mobilitazione, e continuiamo a sostenerlo con maggior vigore oggi, in cui una fiamma di speranza si accende in virtù dell'iniziativa dell'onorevole Misiti.&lt;br&gt;

La magistratura potrebbe mortificare i tempi che la cittadinanza si aspetta su un nodo così delicato e, soprattutto, la magistratura non è la giusta camera di compensazione per una vicenda o, anzi, di una scelta che è interna alle sole logiche di una politica clientelare e notabilare( e che legislativamente sarà stata confezionata alla perfezione). In secondo luogo la vicenda era e continua a rimanere una grande prova per la classe dirigente locale, quella classe dirigente che deve dimostrare di avere un benché minimo peso sullo scenario nazionale, ricvandosi spazi di scontro e confronto attraverso l'intelligenza e la determinazione. Il richiamo al TAR e l'impegno della città volto a dispiegare i migliori avvocati e stringere attorno alle migliori strategie giudiziarie non ha mai raccolto, in verità, quelle che erano le richieste lanciate dalla prima mobilitazione, le quali miravano a tmpi rapidi e prese di posizione forti da parte della politica locale e particolarmente della sua deputazione in sede parlamentare. Vale la pena ricordare che un consiglio comunale previsto dinanzi al Parlamento fu un'idea accantonata e che altre mobilitazioni capaci di attirare l'attenzione della capitale furono scartate in attesa dei luminari del TAR. Questa storia non ci ha mai convinto e, crediamo,abbia anche frustrato la cittadinanza che comprese forse più della sua classe politica la posta in gioco all'epoca: la costituzione di un presidio di legalità nel capoluogo e la possibilità di valorizzare la grande tradizione accademica della sua facoltà di legge. In più un ottimo &quot;indotto economico&quot;, per citare le parole dell'infelice ministro della giustizia che ci troviamo ad avere.&lt;br&gt;

Siamoinfine molto critici verso RAI 2 ed &quot;Anno zero&quot;, che una volta giunti in città per trattare la vicenda De Magistris, sebbene sollecitati più volte, hanno deciso di ignorare la questione scuola di magistratura. Il tutto ci è risultato incomprensibile perché, sebben diverse, le due vicende sono state testimoni di un senso d'isolamento e di abbandono che ha contravvenuto alle promesse del governo di guardare con attenzione e continuità ai problemi e ai disagi della sua &quot;figlia prediletta&quot;. Tanto più in quella circostanza la RAI aveva il dovere di operare quanto meno un accenno iportando lo squallore di un pasticcio inaudito in salsa beneventana. Ancora sul sito di ulixes è a disposizione quel curioso video di Mastella in cui il ministro dinanzi alla platea amica vanta il colpo di mano per assicurare alla &quot;Ceppaloni university&quot; quella scuola di magistratura già assegnata a Catanzaro.&lt;br&gt;

Insomma cogliamo con estreo favore e appoggiamol'iniziativa dell'onorevole Misiti ma al contempo non basta certo una sparuta iniziativa di un solo deputato a sanare il problema. La deutazione calabrese tutta e quella di buon senso devono far sentire tutto il proprio peso perhè siamo convinti che il ministro è pronto a non mollare la presa con tanta facilità. Quindi non siamo che al punto di partenza. Si tratta di una seconda opportunità che viene data alla deputazione locale. Siamo vigili perché il senso dell'addormentamento o, una presa coscienza silente della propria fragilità, non segnino il percorso di una classe dirigente calabrese che, a livello nazionale, deve uscire da uno stato di presenza strumentale e di nanismo. 




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<item>
<title>Ulixes: Lettera aperta alle segreterie di partito</title>
<link>http://www.associazioneulixes.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=112</link>
<description>&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;strong&gt;In un momento cosi grave, le priorita in vista delle elezioni
&lt;/strong&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;
  &lt;p&gt;&lt;table width=&quot;130&quot; height=&quot;130&quot; border=&quot;0&quot; align=&quot;left&quot;&gt;
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  &lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;Un bellissimo articolo di Paolo Balduzzi e Alessandro Rosina del gruppo &quot;La voce&quot; ha messo in luce una vecchia storia spesso sottaciuta che si perpetua da tanti troppi anni, da quando la Costituzione è stata redatta. Si parla di quote rosa, quote bianche e Bluette ma mai nessuno riflette sulle quote grigie, quelle che non si vedono anzi si vedono talmente bene che quasi abbiamo fatto il callo….Sono forse le quote grigie il vero fardello invisibile che questo paese si trascina da ormai 50 anni. Cosa siano queste quote grigie è presto detto. La rappresentatività delle nuove generazioni, dei ragazzi tra i 18 e i 25 anni, più precisamente, e tutti i valori che essi rappresentano: il futuro, l'operosità, azzarederemmo la politica stessa se per politica s'intendesse una progettualità collettiva che guarda a un futuro imprecisato e con il quale non esistono, per chi amministra, ritorni tangibili e immediati. Non esageriamo se una delle cause del degrado della politica la fondassimo in quella norma costituzionale che priva gli under 25 della possibilità di candidarsi per Camera e Senato e della possibilità di votare una delle due camere e cioè il Senato. Esistono due divieti che tagliano le gambe alle velleità di rappresentanza delle nuovissime generazioni sia in termini di elettorato attivo che passivo. Infatti l'unica forma di protagonismo ad essi consentita (la possibilità di votare per la camera) è forma più che monca a causa del bicameralismo perfetto che segna la vita istituzionale del nostro paese... Insomma contiamo quanto il due di briscola per dirla in maniera spicciola. Ma siamo settoro nelle mani anzi nella bocca di deputati, candidati e candidatucci che parlano di ringiovanimento, di spazio alle nuove leve, di nuove politiche per i freschi cervelli di questo paese. È tutta spazzatura, che si consumerà ancora più meschinamente, quando tra qualche settimana ci toccherà sfogliare il giornale, leggere il nome dei candidati e verificare che corrispondono quasi per intero a quelli uscenti. Nella cecità ormai corrosiva, i partiti davvero non si accorgono che l'unico plus valore potenziale in queste elezioni sarebbe ricambiare, riformulare le liste, rivoltarle come un calzino rispetto alla passata legislatura. Si può davvero dare un premio al fallimento o ancora si può pensare che il tracollo d'immagine del sistema politico si sciolga nelle riconferme piuttosto che nella possibilità concreta di mettersi in gioco? Davvero ci sembra di diventare stupidi.
Il nuovo, signori miei, lo costruiamo da subito e non coi programmi,ma anzitutto con gli esempi tangibili dove le persone sono pronte a mettersi in gioco, magari da parte, agitando il vero motore di credibilità: la rinuncia ai privilegi e ai soldi di un mandato. Ecco che allora crederemmo nel nuovo. Tanto piu dopo l'arresto dell'assessore Tripodi crediamo che sia quanto mai giunto il momento, se vere sono le prese d'atto e gli inviti alle responsabilità, di procedere a un'operazione di uscita dalle segreterie, un mettersi da parte dei caduti o eterni ricandidati, un guardare vero a figure credibili e di riconosciuta professionalita, onestà, competenza, anzitutto al di fuori della propria stretta e poco credibile cerchia.&lt;br&gt;

Noi dell'Associazione Ulixes, rientranti nella categoria dei 'senza padre' e dei non rappresentati (di cui sopra), quella che conta il due di briscola, abbiamo voluto indicare quelli che riteniamo essere i tre obiettivi necessari delle segreterie di partito, in un momento cosi grave e importante.&lt;br&gt;

I tre obiettivi sono e devono essere i seguenti:&lt;br&gt;

- le candidature devono uscire dalla segreterie e rivolgersi all'esterno, a personalità riconosciute e riconoscibili, possibilmente poco compromesse con lo stesso sistema partitico.&lt;br&gt;

- i meccanismi di aggregazione attorno alle candidature devono essere di natura partecipativa e deliberativa. Intendesi che il processo che porterà a ciascuna delle candidature deve essere restituito a dibattiti aperti con la gente e la societa civile e che le procedure e le scelte vengano costantemente giustificate e riferite a programmi e obiettivi. Tutto questo è ovvio che necessiti di un lavoro forte della stampa ma allo stesso tempo di un approccio mentale nuovo delle stesse segreterie di partito.&lt;br&gt;

- occorre ragionare attorno a programmi e obiettivi fondamentali per i nuovi eletti che tengano in vivo conto la gravità e l'importanza di questo momento storico. Un primo obiettivo deve restare una strategia chiara in tema di legalità e di strategia anti-corruzione. Mai come in questi giorni sembra manifestarsi tutta la freschezza del disegno di legge 'Lazzati', sottaciuto in questi primi giorni di campagna elettorale, portato avanti, nei mesi scorsi, a singhiozzo, dipendente troppo colpevolmente dagli umori e dalle circostanze di chi siede ai seggi parlamentari. Eppure è da mesi che sentiamo di elezioni e voti inquinati, di arresti clamorosi, di giunte compromesse col potere mafioso eppure del 'Lazzati' non si parla proprio o troppo poco e con esso di strategia integrata per la legalità. Niente, neanche una parola. È La congiura del silenzio che non lascia presagire nulla di buono. Invece proprio dal lazzati e dalle strategie per la legalità deve ripartire questa campagna elettorale. Anzi partire, per essere piu precisi. E da cui devono ripartire i partiti stessi.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;


Crediamo di non chiedere la luna ma è chiaro che, in questa designazione delle candidature, non esistono percorsi individuali senza obiettivi, obiettivi senza la credibilità delle persone, tutti e due assieme senza la partecipazione e il consenso popolare. Sono tre cose che vanno assieme: la credibilita dei singoli (con esperienze professionali, umane di valore ma fuori dai partiti: vogliamo sentir parlare di Calabria con la forza, la rabbia,la genuinità che la politica tradizionale e routinizzata davvero non possiede), gli obiettivi, la partecipazione alle candidature. Se ci si azzarderà a fare riferimento a uno solo di questi tre fattori si sara certamente in malafede.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;

 
Si chiede sempre ai giovani di parlare, di intervenire, di fare proposte. Carissimi partiti e carissimi segretari eccovele le proposte. E, sia ben chiaro, le rivolgiamo proprio a voi, perche non crediamo nell'antipolitica ma in una politica che deve ritrovare se stessa e in partiti che devono restituirsi credibilità. A voi il compito, a questo punto, di dirci perché non sarebbe possibile, perché si dovrebbe insistere sulla propria strada di chiusura con ostinazione. Solo su questa strada si può restituire un senso di dignità al voto nazionale di aprile e forse si porterebbe a quel seggio qualche cittadino in più, soprattutto quello che era pronto a non votare o a votare per routine e con malinconia.&lt;br&gt;

Quanto meno si garantisca la rappresentanza di valori e speranze a questi ventenni dimenticati dalla Costituzione e dalla politica. Almeno quello. Almeno quello.




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</item>

<item>
<title>Non c'è speranza senza la valorizzazione del merito</title>
<link>http://www.associazioneulixes.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=111</link>
<description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;
  &lt;p&gt;&lt;table width=&quot;130&quot; height=&quot;130&quot; border=&quot;0&quot; align=&quot;left&quot;&gt;
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&lt;/table&gt;Non vi sono cervelli che tornano. Cuori pronti a sperare. Non ci sono servizi che funzionano e che neppure vivono. 
Ci sono solo rimpianti. Frustrazione.  Abbandoni. Morti negli ospedali e fuori dagli ospedali. Morti fuori e morti dentro.
Quanto svelato nelle ultime settimane è, come in una storia dalla logica serratissima, lo specchio della casta. Perché la casta si tutela autorigenerandosi e  profumando del suo tanfo tutto ciò che ha intorno così che questo non si riconosca e non trasalga. Così che tutti vivano felici e contenti. E servili.&lt;br&gt;

L'accaparrazione selvaggia, delle ASL, degli ospedali, delle università, delle dirigenze comunali, provinciali, regionali, degli uscieri, degli stallieri, di tutto lo scibile riconoscibile è solo l'epilogo, lo scontrarsi con quello che la casta significa per a società e nella società. Significa che, al di là dell'interessantissimo e accesissimo dibattito sul fatto che il signor Morrone sia o no un caso di malasanità, due innocenti hanno perso la vita , significa che io, povero idiota, se ho un'urgenza e non ho una tessera o un'amicizia, morirò dissanguato in pronto soccorso, significa che le università calabresi e italiane sono diventate un laureificio (e neanche quello) lontano da ogni ambizione di buon livello e qualità degli studi fatto di professori altezzosi e assistenti frustrati. 
Massonerie e partiti forgiano geni ed esperti in ogni campo. E magari ci dicono pure di fidarci, che valgono più delle specializzazioni e dell'esperienza sul campo. Se avessi il potere assoluto, toglierei amministrate e amministrazioni totalmente dalle nomine di questa politica. Perché non voglio che il secondo non eletto curi mia madre,non mi fido. Non voglio neppure che l'amante dell'assessore debba gestire come vada il traffico o come organizzare gli istituti scolastici. L'Italia è un paese alla frutta e la Calabria come sempre ne è il suo ricalco più fedele. Questo è il quadro che prepara queste elezioni ed è un quadro che non deve mai sfuggire , neppure per un attimo, nel turbinio delle nomine e delle discussioni elettorali. Perché è quello sfondo dal quale deve sorgere la riflessione per le stesse candidature.&lt;br&gt;

La parola rivoluzione è l'unica che, nel mio cuore giovanile, sia priva di senso. Ma visto che la rivoluzione è nozione antiquata e a qualcuno potrebbe fare anche paura, mi permetto di lanciare solo tre piccoli suggerimenti che speriamo trovino consigli in cuori disposti a cambiare qualcosa.&lt;br&gt;

Primo, un favore ai partiti. Lanciate un sasso per aprire a qualche mente giovane o, in sua assenza, a qualche personaggio non giovane ma nuovo, ma nuovo per davvero, e dalle provate capacità professionali e umane. Non costringete i giovani e le menti libere all'astensione. Primarie. Statuti. Adunate. Trovate i metodi che vi piacciono. Una preghiera piena di entusiasmo e passione. Con orrore sento che i nomi che circolano per la Provincia di Catanzaro sono i giovanissimi Pierino Amato, Donato Veraldi o gli sconosciuti Piero Aiello, Sergio Abramo, Mimmo Tallini, per i quali sembra che i ` brillanti meriti` resocontati da Riccardo Iacona abbiano fatto piu` da traino che da cancellino. Ma cosi va questo mondo alla rovescia in salsa calabra. E magari alla regione chi candideremo? Tassone e Furriolo? Rabbrividisco ancora di più a sentire i boss per le candidature nazionali. Premetto che non sono considerazioni di merito e per qualche mummia della nostra politica locale ho anche molto stima (per qualcun altro molta ma molta ma molta di meno) ma... come dire. Basta. Basta. Basta.
Anche se effettivamente basta bisognerebbe dirlo pure alle migliaia di persone che vi hanno votato e continueranno a votarvi perché avete assicurato loro i 600 euro al call center o la pensione di invalidità alla nonnina. 
La provincia deve essere la prima occasione preziosa per una ricostruzione e un ricambio dal basso.Ma un ricambio vero. Rifletteteci sopra.&lt;br&gt;

Secondo. Una richiesta al sindaco Olivo, persona che stimo moltissimo e alla quale riconosco da tempo un piglio davvero positivo per il capoluogo. Soprattutto a seguito delle polemiche, il comune offra un segnale, attraverso una chiara trasparenza sulle motivazioni per i quali si arriva alla nomina di un dirigente. Non vogliamo trovarceli sui giornali, già nominati. Volgiamo capire prima quali sono i candidati che si confrontano, quali requisiti ed esperienze portano, perché l'uno è stato scelto all'altro. E la stampa avrebbe il dovere di documentare un simile procedimento. Volgiamo che quei ragionamenti che, ci auguriamo, il comune svolga nelle stanze di palazzo de Nobili possano essere pubblicate e lette dai cittadini. Nulla di più. Non vogliamo più nomi. È l'uso pubblico della ragione, suggerito da Habermas, come processo di ristabilimento della democrazia. Un dialogare con la cittadinanza attraverso la presentazione delle logiche di governo. Ad esempio sarebbe bello partire da subito e dagli ultimi dirigenti nominati qualche settimana fa. Si trattava di settori delicati . In ballo anche la pubblica istruzione e la cultura. E ci siamo trovati dinanzi cognomi dinanzi ai quali ci permetta quanto meno di chiedere….Perchè? Sa, covo sempre l'augurio che mio nipote, se caso mai vivrà a Catanzaro, come spero, non sia governato da un Abramo, uno Speziali o un Casalinuovo. Sa, nella nostra realtà, dove le grandi famiglie sono una rete cattura tutto, anche dei cognomi nuovi sarebbero aria pura al sistema... &lt;br&gt;

Terzo. È un altro passo importante nel momento in cui si sta realizzando un positivo sforzo di inclusione della società civile nei processi di decisione pubblica. È quanto mai necessario censire le associazioni, verificarne i contributi, come i progetti vengo gestiti, a chi i soldi vengono dati e in base a quali scelte. I progetti finanziati devono essere pubblicati e cosi pubblicato deve essere il loro monitoraggio. Internet può facilitare le cose ed essere un mezzo oltre che di propaganda anche di diffusione dell'informazione e di controllo. Un'operazione in tal senso non solo rafforzerebbe l'immagine del comune ma darebbe alla società civile,concetto sempre molto lato, gli strumenti per rafforzarsi attraverso la selezione e la valorizzazione delle migliori forze, delle più efficienti, potremmo anche dire di quelli esistenti.&lt;br&gt;
 
Anzitutto attraverso la loro vera e onesta competizione.&lt;br&gt;

Merito. Si chiama il nodo di questa discussione. Merito. La rivoluzione del merito è l'unica che ha senso. Non ci credo molto se devo essere sincero. Anzi ci credo molto poco perché colpirebbe senza pietà a tutti i livelli e in tutti i settori peggio di una nucleare. Ma a 24 anni devo fare quanto mi è possibile per proporla.&lt;br&gt;

Sono riflessioni e suggerimenti che sembrano diversi e sconnessi. Ma al lettore attento non sfugge il filo che li lega ed è il filo di meritocrazia e competenza che deve ricominciare a cingere l'impegno di partiti e coalizioni. Con segnali concreti. E a partire dalle elezioni di aprile, anzitutto quelle locali. &lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;div align=&quot;right&quot;&gt;&lt;em&gt;Salvatore Scalzo&lt;br&gt;
Presidente &lt;a href=&quot;http://www.associazioneulixes.org&quot;&gt;Associazione Ulixes&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;

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&lt;/div&gt;



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</item>

<item>
<title>Mastella e Il Campanile</title>
<link>http://www.associazioneulixes.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=110</link>
<description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;
  &lt;p&gt;&lt;table width=&quot;130&quot; height=&quot;130&quot; border=&quot;0&quot; align=&quot;left&quot;&gt;
  &lt;tr&gt;
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  &lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;Potete essere di destra o di sinistra, ma se queste cose sono vere...&lt;br&gt;

Siamo messi tutti male!!!&lt;br&gt;

Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur. L'Udeur, in quanto partito votato dall'1,4% degli italiani adulti, ha
diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama 'Il Campanile', con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell'Espresso, che ha fatto un'inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un'altro nei pressi di Largo Arenula. Dice ad esempio il primo: &quot;Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno
tutte nella spazzatura!&quot;. A che serve allora -direte voi- un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la
stampa. Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000 euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una
vita intera di lavoro? Insisterete ancora voi. Che farà? Anzitutto l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un
giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40.000 euro all'anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all'Ordine dei Giornalisti, Opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete! Che c'entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti. Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono I fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e
Pellegrino Mastella, nell'ordine. Tra l'altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un
aereo di Stato al gran premio Di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull'aereo di Stato? L'esperto di pubbliche relazioni di Rutelli,
quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile?
Gli ultimi biglietti d'aereo (con allegato soggiorno) l'editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri
Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell'Udeur. Siamo nell'aprile del 2006. Da allora -assicura l'editore- non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai
conti de Il Campanile. Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l'inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141.000 euro per rappresentanza e 22.000 euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio
Del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del Ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato
Udeur Pasquale Giuditta. Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino
Mastella fa benzina per 2.000 euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l'angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell'ubiquità. La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l'Inail, e a quanto è stata affittata all'editore, Clemente Mastella. Chi l'ha comprata, chiederete? Due giovani immobiliaristi d'assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;div align=&quot;right&quot;&gt;&lt;em&gt;(Fonte: Mauro Montanari-Corriere d'Italia/News ITALIA PRESS)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;



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&lt;br /&gt;
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</item>

<item>
<title>Lettera aperta su candidature in Calabria</title>
<link>http://www.associazioneulixes.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=109</link>
<description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;
  &lt;p&gt;&lt;table width=&quot;130&quot; height=&quot;130&quot; border=&quot;0&quot; align=&quot;left&quot;&gt;
  &lt;tr&gt;
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  &lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;&lt;div align=&quot;right&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;AI RESPONSABILI DEI PARTITI POLITICI NAZIONALI&lt;br&gt;
AI CANDIDATI A &quot;PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI&quot;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
La gravità della situazione calabrese, la crisi economica e sociale, l'intreccio criminale tra politica, amministrazione e malaffare confermato da inchieste giudiziarie e da relazioni straordinarie da parte di Prefetti dello Stato, nominati ad hoc, la presenza in Consiglio Regionale di un alto numero di rappresentanti riguardati da avvisi di garanzia o da altri procedimenti della Magistratura, la tragedia della disoccupazione più alta d'Europa, la migrazione di migliaia di giovani laureati e diplomati verso le regioni del centro e del nord del Paese, la drammatica emergenza sanitaria, essa stessa riguardata da un provvedimento di commissariamento, l'azione oppressiva che soffoca la libertà d'impresa da parte delle organizzazioni mafiose e ‘ndranghetiste, rappresentano solo alcune delle questioni drammatiche che attanagliano la Regione Calabria, alle quali occorre, fin da subito, dare risposte concrete da parte di chi si candida a rappresentare ed a guidare il Paese.&lt;br&gt;
Occorre una forte responsabilità politica giustificata dal gravissimo momento storico che la Calabria attraversa. A pochi giorni dalle Elezioni Politiche, nel vivo della scelta dei candidati che dovranno rappresentare i calabresi nel Parlamento Italiano, 
i sottoscrittori di questo appello
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;CHIEDONO&lt;/div&gt;
&lt;br&gt;i Partiti italiani, di sinistra, di centro e di destra, ed ai candidati a &quot;Presidente del Consiglio dei Ministri&quot;, che siano adottate scelte inequivoche e nette di moralità e di trasparenza nella composizione delle liste e nella individuazione, in particolare, dei candidati da allocare nelle prime postazione delle stesse, nel rispetto dei criteri che seguono, oggetto da tempo di forte condivisione i
&lt;br&gt;
ai Responsabili den tutta la società civile:
&lt;ol type=&quot;a&quot;&gt;
	&lt;li&gt;Candidature di cittadini che non siano riguardati da comunicazioni giudiziarie, misure cautelari, ovvero sentenze di condanna;&lt;/li&gt;
	&lt;li&gt;Candidature di cittadini di comprovata etica pubblica;&lt;/li&gt;
	&lt;li&gt;Rispetto della Democrazia Paritaria con la garanzia della presenza nelle liste elettorali del 50% di Donne in posizione alternata;&lt;/li&gt;
	&lt;li&gt;Ricambio Generazionale del ceto politico mediante la presenza significativa di candidature Giovani in posizione utile per essere eletti;&lt;/li&gt;
    &lt;li&gt;Rappresentatività dei territori;&lt;/li&gt;
    &lt;li&gt;Rinnovamento della rappresentanza politica attraverso la limitazione delle candidatura a due mandati parlamentari;&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
&lt;br&gt;
Nell'auspicio e con la speranza che tale invito possa servire a restituire etica, trasparenza e qualità rappresentativa alla politica, con l'impegno di continuare a svolgere una funzione di coscienza collettiva.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;em&gt;Cosenza, 28 Febbraio 2008&lt;/em&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;div align=&quot;right&quot;&gt;
&lt;strong&gt;Vincenzo Altomare&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Associazione &quot;Sentiero non violento&quot;&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Roberto Castagna&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Segretario Regionale UIL Calabria&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Giorgio Durante&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Associazione &quot;Calabria Libre&quot;&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Anna Falcone&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Professoressa Università della Calabria&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Silvio Gambino&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Professore Università della Calabria&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Pino Iacino&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Socialista&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Vera La Monica&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Segretario Regionale CGIL Calabria&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Paride Leporace&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Giornalista&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Antonio Palermo&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Associazione &quot;Bella Ciao&quot;&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Antonlivio Perfetti&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Giornalista&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Walter Nocito&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Professore Università della Calabria&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Luigi Sbarra&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Segretario Regionale CISL Calabria&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Giovanni Serra&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Imprenditore Sociale&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Renate Siebert&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Professoressa Università della Calabria&lt;/em&gt;&lt;br&gt;
&lt;strong&gt;Gianni Speranza&lt;/strong&gt;, &lt;em&gt;Sindaco di Lamezia&lt;/em&gt;
&lt;/div&gt;

&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;

&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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</item>

<item>
<title>LETTERA APERTA DI ULIXES SUL CASO DE MAGISTRIS</title>
<link>http://www.associazioneulixes.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=107</link>
<description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;
  &lt;p&gt;&lt;table width=&quot;130&quot; height=&quot;130&quot; border=&quot;0&quot; align=&quot;left&quot;&gt;
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  &lt;/tr&gt;
&lt;/table&gt;Sulla vicenda De Magistris per mesi abbiamo deciso il silenzio. Un silenzio dettato in primo luogo dal desiderio di sfuggire ad ogni accusa di strumentalizzazione di vicenda e persone. Un silenzio, in secondo luogo, simbolico e teso a manifestare rispetto per le istituzioni e dunque per i lavori e le indagini e le valutazioni del CSM. In questa follia collettiva la convinzione, che adesso vacilla, è che non si prescinda dall’assicurare rispetto alle istituzioni che di un paese sono comunque il collante e la parvenza d’identità. E che i salti e le revisioni di un sistema, per il bene della società stessa, possano passare attraverso situazioni non traumatiche. &lt;br&gt;&lt;br&gt;

Quella convinzione è caduta, forse definitivamente. Ed il silenzio si scioglie nella constatazione che questo paese è allo stremo e la corruzione che ne segna l’animo e le speranze è giunta ad uno stadio di non ritorno. Davvero di non ritorno. Non esistono ordini e corpi che segnalino senso e responsabilità di Stato, non esistono soggetti che riconoscano il senso di norme collettive o legislative. Ma solo poteri nella veste più sfacciata e impertinente. Senza vergogna. La cappa del potere è scesa definitivamente e francamente non si vedono vie d’uscita. Si badi bene. Il potere ha le forme del degrado non solo quando è legato ad ogni livello ma quando tutti i corpi sono espressioni delle medesime logiche. I poteri in Italia hanno dimostrato un senso di chiusura, di prepotenza, di irragionevolezza, di onnipotenza. Né la politica né la magistratura oggi ci consentono di avere fiducia. Ognuno, nelle sue sfere di competenza agisce  come un attore in una sfida all’ultimo sangue dove non ci sono regole, esistenze individuali, giustizie collettive da assicurare e garantire, aspettative della collettività. Niente. “Fanno tutti schifo” pronuncia l’antipolitica. Un po’ è così. Il dispositivo della sentenza del CSM ci fa effettivamente schifo come ci fa schifo la nomina del dirigente ASL per tessera di partito, così come ci fa schifo chi nelle intercettazioni dice che un certo giudice deve essere fatto fuori (“Cazzo alla fine ce l’ha fatta però il tizio”. Forse aveva mezzi per vedere lungo). Sono logiche uguali, prese da prospettive e corpi diversi. Il CSM va oltre le richieste dell’accusa, pronuncia valutazioni di merito che sondano le intenzionalità che muovono il candidato e incornicia un dispositivo “tagliagambe” che non lede il magistrato solo nel suo ruolo ma anche nella sua persona. Non è difficile pensare in questo momento alle difficoltà personali del dott. De Magistris, magari psicologiche prima ancora che professionali. Queste sono le logiche del potere. Il potere ha bisogno di creare vittime ed eroi, affossa, colpisce uno perché tutti vedano, sentano e capiscano. Nel silenzio delle loro vite e della loro quotidianità. Quanti delinquenti avranno gioito di questa sentenza! Magari quegli stessi che in Parlamento hanno applaudito Mastella. Il potere politico semplicemente si è gioiosamente specchiato nel potere giudiziario. Ma sempre di potere si tratta. Le inchieste sembrano l’ultimo interesse di questo paese scollato, deluso, umiliato, stanco. Che ha giornali quotidiani che sembrano bollettini di guerra, che regala ai giovani la prospettiva di dignitose vite da disperati, che sta tutto nell’immondizia napoletana e nelle magagne criminose e nell’incapacità di dimettersi e di colpire le responsabilità. 
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Luigi De Magistris e la sua vicenda dimostrano che oggi non esistono speranze al di fuori di grandi individualità e che il sistema è morto e la speranza coincide con quella che si chiama iniezione esterna. I poteri non hanno deciso la via del compromesso e di un cambio lento, ma si arroccano sulla montagna di immondizia. E ‘ una scelta che può avere drammatiche conseguenze perché un paese può arrivare a un punto di sopportazione ma poi si “incazza”. Nonostante i toni pacati di questa lettera sentiamo un senso di rabbia che se si potesse manifestare in forza butterebbe all’aria istituzioni, partiti e parlamento e getterebbe i pezzi in mare come in un dimenticatoio perenne. Non riusciamo a esprimere con parole quello che è un senso di vuoto. Davvero non sappiamo quale è la via. Non ci sono vie…..E ci piacerebbe pensare che cosa ne pensano i migliaia di calabresi che accorrevano desiderosi a firmare a sostegno dell’indipendenza della magistratura o che ascoltavano in silenzio in una notte d’agosto di Soverato un’assemblea pubblica nella quale il dott. De Magistris illustrava lo stato delle cose. Noi abbiamo visto questo miracolo, questo senso di speranza legato ad inchieste e legato al lavoro onesto di un magistrato. Forse nessuno si è reso conto che quei cittadini calabresi si legavano col cuore a null’altro che a ciò che dovrebbe essere la dovuta normalità, e cioè un magistrato che lavora e una classe politica corrotta che andava punita. Cioè  siamo arrivati al punto di manifestare con passione viva un desiderio di normalità. Qui infatti la normalità non esiste. La normalità viene gambizzata ed esemplarmente punita. Non ci sono parole oggi per esprimere un senso di riconoscenza al dott. De Magistris che probabilmente condividiamo con i calabresi onesti e non eroi che vivono e pretendono normalità. Una riconoscenza perché abbiamo rivisto, grazie a lui, l’immagine di una prospettiva e un senso di passione civile in questa terra davvero insoliti. Ma è da quella passione civile che occorre ripartire. Non vi sono Cassazioni in cui riporre fiducia purtroppo ma solo un senso di disgusto e speranza che deve farsi proposta, rigetto, distruzione e costruzione. Non vi sono dubbi. Le code ai banchi firma, la gente incollata ai teleschermi, la gente pronta a scendere in piazza non deve dimenticare e noi siamo certi che non dimenticherà. Non vi può essere potere che affossi quella forza che viveva negli animi. Ne siamo spettatori e sappiamo quel che diciamo. Esiste, dopo il fallimento di tutte le soluzioni di mediazione, una comunità di cuori e spiriti che deve ricostruirsi, capirsi e inventarsi un senso. In questa comunità che deve cominciare a parlare e costruirsi sta davvero riposta la speranza concreta di un cambiamento. La via non la conosciamo. Ma è un qualcosa che esiste, vive ed oggi, dopo questa sentenza, ha trovato ancora di più il suo nemico: il potere, l’impunità, il vecchio, la paura.






&lt;/p&gt;

&lt;/div&gt;



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</item>

<item>
<title>PREMIO ITACA 2007</title>
<link>http://www.associazioneulixes.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=106</link>
<description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;
  &lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.associazioneulixes.org/documenti/premioitaca/2007/locandinaitaca2007.gif&quot; width=&quot;200&quot; height=&quot;283&quot; hspace=&quot;10&quot; vspace=&quot;5&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;right&quot;&gt;Giorno 4 gennaio alle ore 16,30 nella sala del Consiglio Comunale di Catanzaro seconda edizione dei premi Itaca. L'associazione Ulixes degli universitari di Calabria premierà i calabresi dell'anno 2007. Ci si prepara dunque a un momento di riflessione sull'anno appena passato e sulle prospettive future della regione. Già lo scorso anno infatti la manifestazione mirò, attraverso il dibattito con i premiati e le istituzioni, a realizzare un momento di valutazione e confronto importante che avesse per protagonisti i giovani. Quest'anno i ragazzi di Ulixes avranno nel governatore regionale &lt;strong&gt;Agazio Loiero&lt;/strong&gt; un interlocutore privilegiato a cui porre gli interrogativi  e i dubbi delle nuove generazioni di Calabria.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Ma passiamo ai premiati. Premio Itaca cultura al prof. &lt;strong&gt;Piero Bevilacqua&lt;/strong&gt; e alla sua IMES che si prepara a un rinnovato impegno per il territorio e i suoi giovani più brillanti. &lt;strong&gt;Riccardo Iacona&lt;/strong&gt;, giornalista di RAI 3, riceverà il premio giornalismo, alla luce della grande inchiesta in due puntate condotta dalla troupe RAI di Report. Per la categoria giovani la giovane e brillante giornalista &lt;strong&gt;Maria Barresi&lt;/strong&gt; succederà al regista Giuseppe Petitto, vincitore lo scorso anno. Il premio economia va invece al professor &lt;strong&gt;Salvatore Orlando&lt;/strong&gt;, uno dei massimi responsabili dell'ultimo POR Calabria, brillantemente valutato dalla Commissione Europea. &lt;strong&gt;Gian Carlo Maria Brigantini&lt;/strong&gt; ha vinto il riconoscimento per la categoria &quot;società civile&quot;. Per quanto attiene la categoria politica, l'associazione degli universitari si riserva il nome del vincitore e parla di &lt;strong&gt;&quot;grande sorpresa&quot;&lt;/strong&gt;.&lt;br&gt;
Accanto alle 6 categorie principali sono stati assegnati quattro premi speciali. Alla scrittrice &lt;strong&gt;Francesca Viscone&lt;/strong&gt; riconoscimento per il libro &quot;La globalizzazione delle cattive idee: mafia, musica,  mass media&quot;, edito da &lt;strong&gt;Rubbettino&lt;/strong&gt;. All'associazione &lt;strong&gt;&quot;Calabria Mondo&quot;&lt;/strong&gt; un premio speciale per i suoi 25 anni con un pensiero a quella calabria fuori della calabria che è, ieri come oggi, una realtà cui rivolgere privilegiate attenzioni. Un riconoscimento speciale verrà consegnato alla &lt;strong&gt;giunta regionale&lt;/strong&gt; per l'impegno mirato all'istituzione della cattedra di legislazione antimafia all'Università &quot;Magna Graecia&quot; di Catanzaro. Gli universitari evidenziano che quest'ultimo riconoscimento guarda molto al futuro ed alla necessità di promuovere la continuità dell'impegno per arrivare al risultato definitivo nei prossimi mesi. Infine, il premio alla carriera è stato assegnato all'ex presidente della corte Costituzionale &lt;strong&gt;Cesare Ruperto&lt;/strong&gt;, nativo di Filadelfia in provincia di Vibo Valentia.&lt;br&gt;
L'incontro verrà moderato da &lt;strong&gt;Mariarosaria Zinzi&lt;/strong&gt;, del direttivo nazionale Ulixes. Premieranno i ragazzi del direttivo Ulixes, i quali rivolgeranno agli ospiti stimolanti interrogativi così da alimentare il dibattito. Introdurranno il sindaco di Catanzaro &lt;strong&gt;Rosario Olivo &lt;/strong&gt;e l'assessore alla cultura del comune di Catanzaro &lt;strong&gt;Antonio Argirò&lt;/strong&gt;. Durante l'incontro verranno anche premiati i primi vincitori del progetto di rientro &quot;Un treno per Catanzaro&quot;, mirante a rimborsare le spese di viaggio per gli studenti universitari fuori sede più meritevoli. I Premi Itaca sono stati realizzati con la preziosa collaborazione del &lt;strong&gt;Centro Studi Lazzati di Lamezia Terme&lt;/strong&gt;.
&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;


&lt;br /&gt;
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