I quesiti referendari: contenuto, finalità
(a cura di Andrea Morrone)

Il comitato referendario per i collegi uninominali l’11 luglio 2011 ha presentato in Corte di
Cassazione due richieste di referendum abrogativo, aventi ad oggetto la disciplina vigente per
l’elezione dei due rami del Parlamento, come modificata dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270, recante “Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della
Repubblica”. In breve: tendono ad abrogare la “legge Calderoli”, dal nome del Ministro
proponente, conosciuta universalmente col nome di “porcellum” o di “legge porcata”, come la
definì lo stesso Roberto Calderoli poco dopo l’approvazione parlamentare.

Il primo quesito, individuato dal colore blu, propone l’abrogazione integrale di tutte le
disposizioni di modi2ica della disciplina elettorale per la Camera e per il Senato introdotte
dalla legge n. 270 del 2005. In questo modo, il quesito dà forma a una proposta che, nel
2007, era stata avanzata per primo dall’on. Pierluigi Castagnetti, della quale si era discusso in
un Seminario organizzato dall’Associazione politico‐culturale “Astrid”, diretta da Franco
Bassanini.

Il secondo quesito, individuato dal coloro rosso, è di tipo “parziale”, perché abroga non
l’intera “legge Calderoli” ma le singole disposizioni della stessa e, precisamente, le
disposizioni che sostituiscono le due leggi approvate il 4 agosto 1993, rispettivamente n. 277
(“Nuove norme per l’elezione della Camera dei deputati”) e n. 276 (Norme per l’elezione del
Senato della Repubblica).

Com’è noto, queste due leggi, scritte “sotto dettatura” (come pretese il Presidente della
Repubblica Oscar Luigi Scalfaro) della volontà popolare espressasi nel referendum del 18
aprile 1993 (il referendum Segni), introducevano, al posto della disciplina precedente (di tipo
proporzionale), un sistema misto, in base al quale i seggi di Camera e Senato erano assegnati
per il 75% mediante l’elezione di candidati in altrettanti collegi uninominali, e per il restante
25% con metodo proporzionale (legge giornalisticamente definita il “Mattarellum”, dal nome
del deputato Sergio Mattarella, relatore del testo).

Questo secondo quesito costituisce una variante del primo ma ha il medesimo
obiettivo: nel senso che, con una tecnica abrogativa mirata, disposizione per disposizione,
elimina comunque la disciplina introdotta dalla “legge Calderoli” al fine di ripristinare la
“legge Mattarella”. L’idea di ricorrere a questa tecnica di abrogazione dei singoli disposti
legislativi che ordinano la sostituzione normativa è stata avanzata da un costituzionalista,
Massimo Luciani, nel Seminario di Astrid del 2007, ed è stata fatta propria da numerosi
costituzionalisti. Questa idea, poi, si è tradotta nel secondo quesito che, Andrea Morrone, col
concorso di altri colleghi costituzionalisti e esperti di referendum abrogativi, ha
materialmente confezionato, per essere depositato in Cassazione.

Con due tecniche diverse di incisione sulle disposizioni di modifica introdotte dalla legge n.
270 del 2005 alla disciplina previgente (integralmente abrogativa nel quesito n. 1 di colore
blu; parzialmente abrogativa nel quesito n. 2 di coloro rosso), si mira a eliminare tutta la
disciplina introdotta con la “legge Calderoli”, con la quale si è votato il Parlamento nel 2006 e
nel 2008. Il risultato sarà lo stesso: abrogare in maniera totale la “legge porcata”, eliminando
tutti i suoi principali contenuti: liste bloccate, premio di maggioranza, distribuzione
proporzionale dei seggi, soglie di sbarramento assai esigue.

I due quesiti, però, non si limitano solamente ad abrogare la disciplina elettorale introdotta
con legge n. 270/2005, obiettivo che la Corte costituzionale non accetterebbe: attraverso
l’abrogazione della “legge Calderoli”, come legge che sostituisce singole disposizioni della disciplina previgente (il c.d. Mattarellum), si vuole produrre la reviviscenza di quest’ultima.

L’effetto di entrambi i quesiti è eliminare, come detto, la disciplina sostitutiva, con l’effetto di
ripristinare quella sostituita. Attraverso la reviviscenza delle norme precedenti, dopo l’esito
positivo dei referendum per i collegi uninominali, si permetterà alle due Camere di essere
elette attraverso le regole introdotte nel 1993 dal c.d. Mattarellum.

Con questa legge l’Italia ha conosciuto, per la prima volta nella sua storia politica, l’alternanza
degli schieramenti di governo nel 1996 e nel 2001. Il “Mattarellum”, attraverso i collegi
uninominali, ha permesso all’elettore di scegliere direttamente il candidato del proprio
territorio, rendendo effettivo il diritto di voto che la lista bloccata invece svilisce, costringendo
l’elettore a ratificare scelte fatte da pochi, trasformando il Parlamento in un consesso di
nominati e non di eletti. Pur prevedendo una quota di seggi attribuiti con metodo
proporzionale, assicurando così una legittima rappresentanza anche alle forze politiche più
piccole, la “legge Mattarella” conteneva una soglia di sbarramento implicita del 4%, e non
quella ben più piccola, causa di frammentazione e divisione, pari all’1 o al 2% previste dalla
“legge Calderoli” per le forze politiche che partecipano ad una coalizione.


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