"Volete giovani svegliarvi! La Carta Costituzionale è vostra... abbiamo il dovere di difenderla per amore della nostra patria" queste le parole del Presidente emerito della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro a conclusione dell'incontro tenutosi al teatro Gennaro Masciari di Catanzaro giorno 28 gennaio ed organizzato dal Comitato Salviamo la Costituzione, sul tema della riforma costituzionale.
Queste parole, ammonimento di uno dei più illustri protagonisti della storia repubblicana, tuonano nei cuori di chi le ascolta e sono un chiaro invito a non ripetere gli errori della storia.
L'appello del Presidente è rivolto alla falsa idea che la Costituzione sia problema di pochi " lo stato è cosa di tutti".
È rivolto all'indifferentismo cosciente "quando uno è abituato a lustrare le scarpe si ferma alle scarpe senza neppure sapere chi è il proprietario dei piedi" ma anche all'indifferentismo incosciente, "indotto da parziali verità cioè da mascalzonate".
Tra gli altri interventi pregevole quello dell'onorevole Franco Bassanini, esperto in diritto costituzionale, che ha riassunto i quattro punti di maggiore preoccupazione della riforma. Preoccupazione, si badi bene, bipartisan come dimostra il dissenso, dell'esimio costituzionalista nonché vice presidente del Senato della Repubblica onorevole Domenico Fisichella , culminato con la fuga da A.N. partito, del quale egli stesso era stato fondatore.
Preoccupano:
- la messa in discussione delle regole democratiche con un premier-dittatore "la democrazia di uno solo è una dittatura";
- l'ingovernabilità del paese perché a seconda delle materie, ogni legge, pena incostituzionalità, dovrà seguire un iter diverso. Un unico disegno di legge andrà, infatti, "spezzettato" per essere differentemente approvato in ogni sua parte da un Senato ed una Camera non più con gli stessi poteri;
- l'affidamento di materie importanti, dalla competenza dello stato a quella esclusiva delle regioni con relativa lesione di quel principio di uguaglianza sostanziale sancito nell'articolo 3 comma 2 della Costituzione della Repubblica Italiana;
- l'indebolimento di tutti gli istituti di garanzia come la Corte Costituzionale e il Presidente della Repubblica ridotto come afferma Oscar Luigi Scalfaro ad "un attaccapanni qualsiasi".
Proprio sul terzo motivo di preoccupazione si è soffermato il Presidente della regione Calabria onorevole Agazio Loiero che ha ricordato come "la devolution sia andata in consiglio dei ministri per ben sei volte nel medesimo testo prima di essere approvata" simbolo di un governo ostaggio di patti elettorali stipulati con una antidemocratica e xenofoba minoranza in camicia verde. Forza che ha oltraggiato e pian piano "rimosso tutti i simboli di unità nazionale"; ne è stato emblema il titolo che Il Corriere della Sera ha utilizzato all'indomani del passaggio della devolution "la Patria Perduta" remake del titolo comparso sullo stesso giornale all'indomani della sconfitta di Caporetto.
Il Presidente ha, inoltre, espresso vive preoccupazioni per l'assenza di quel " fondo di solidarietà " che permette un' uguaglianza nella diversità perché "il sistema sanitario della Lombardia sia come
quello della Calabria".
Altri interventi, non meno importanti, sono stati quelli: dell' onorevole Marco Minniti che ha ribadito il carattere "unitario di questa battaglia"; dell'onorevole Pino Soriero che nella veste di moderatore, ha definito questa riforma un "mostro" creato da macellai della politica; dell'avvocato Mario Casalinuovo che ha ribadito come il sud e la Calabria in particolare, non possono rimanere indifferenti ad un simile scempio nel rispetto, anche, di quel profondo legame che dalle origini ha unito i calabresi con la Carta Costituzionale.
Calabrese era una delle menti più alte della Costituzione italiana, il giurista Costantino Mortati. Calabresi sono stati e sono oggi molti Giudici Costituzionali come l'attuale presidente della Corte, il catanzarese professore Annibale Marini.
Vincenzo Capellupo