Altra grande pagina dal centro Studi "Lazzati" e di quel lottatore straordinario che è il giudice Romano De Grazia. Marco Travaglio è pezzo da novanta che non risparmia considerazioni brillanti ed al veleno, capaci di stimolare alla riflessione ed indurre ad un pensiero vero e sincero ai mali di questa terra. Tanto più nella terra di Pitagora che è uno dei nodi più pervasi dal fenomeno criminale organizzato. La perla finale sull'insediamento della commissione antimafia, in cui l'emendamento della Napoli e di Licandro, volti ad eliminare dalla sua composizione i condannati per mafia, viene osteggiato da ogni membro e poi perfino sottomesso all'umiliazione dei 21 voti favorevoli in aula è il sintomo più autonarrante della confusione, dell'incomprensione, di una società che più che "matta", sembra finita.
E, arrivando al punto dell'intervento, i sintomi di questa società malata, confusa, mettiamola un po' come meglio si vuole, arrivano dallo stesso incontro. Vari elementi si assommano e ingenerano pessimismo. La moderazione del giornalista Adriano Mollo è tutt'altro che esemplare e il comportamento di altri è ancora peggiore. Mollo inscena a metà serata una furiosa rissa con il presidente della provincia pitagorica per dei contributi pubblicitari riservati alla sola CalabriaOra: fa salire un'ingiustificata tensione (anche se il presidente aveva ingiustificatamente personalizzato il suo intervento) e viene meno a quella funzione di moderatore, mettendo in piedi polemica chiaramente strumentale alla delegittimazione di questo benedetto quotidiano rivale. Noi di Ulixes, e per fortuna abbiamo avuto occasione di farlo alla fine della serata, ricordiamo al signor Mollo che se parliamo di bontà, onestà e apertura democratica e trasparente nel mondo dell'informazione esiste un bellissimo episodio che ancora non riusciamo a dimenticare: al dibattito pubblico tra le testate (Catanzaro,20 settembre 2006) tutti disertarono, facendo un'irreparabile torto ai giovani di Ulixes e di calabria (ancora i perché ci sono oscuri) fuorché Paride Leporace di CalabriaOra, Alessandro Sgherri dell'Ansa. E questa è storia, almeno la nostra storia.
Secondo punto nero: Ulixes e dunque i giovani devono lottare per due minuti di intervento, nonostante le pressioni continue del giudice De Grazia al moderatore. Che si appella ai tempi ma chiama in ordine due, tre amministratori comunali. Che si imbellettano di pompa magna, di spirito legalitario e fiducia nei giovani. Ma poi venderebbero la madre per parlare prima di loro, per non mollare il microfono e la scena. Sentono che i giovani hanno chiesto parola ma continuano a sciacquarsi la bocca. "I giovani cambieranno. Loro non ci meritano. Ci appelliamo alle nuove generazioni". Secondo la vecchia regola che i giovani vanno citati ma mai indotti ad esplicita e dichiarata elaborazione. E il Mollo non fermava. "Io non mollo".Un nome che sembrava una dichiarazione. Alla fine con metà uditorio ecco Ulixes. E ci dite di essere ottimisti? E' stata una vergogna quella conduzione. Confidiamo che si sia trattato solo di ritardo culturale e mentale. E non di altro. Ma certo è che c'è molto da lavorare. Abbiamo denunciato il tutto alla Sabina Guzzanti presente per un documentario prossimo sulla Calabria. Senza remore. Come sempre. Ma l'amarezza resta Nel retropalco del bastione Crotonese ci siamo sentiti troppo soli. Si soli. E il grido è sempre rivolto ai giornalisti e giornali onesti e consapevoli anzitutto della loro funzione sociale. Agli uomini ed amministratori di buona volontà. "Mai lasciarci soli". Ma davvero.
Perché non ci sarà sempre un De Grazia ad incazzarsi per farci parlare. E non sempre dei giovani incazzosi e non sempre un uditorio paziente. E non sempre una Calabria consapevole. Non sempre una Guzzanti in platea, con la telecamerina accesa.
Associazione Ulixes