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Narrami o Musa...

...dei 40 anni del Consiglio regionale della Calabria.

Il 13 luglio del 1970 si riuniva il primo consiglio regionale della Calabria. E lo faceva a Catanzaro, nel palazzo dell’attuale Prefettura. Primo presidente del consiglio Mario Casalinuovo (PSI); primo presidente della Giunta regionale Antonio Guarasci (DC). Ma come nasce l'esperienza del regionalismo calabrese?

Nonostante le regioni siano state istituite con la Costituzione del 1947, si dovette attendere più di vent'anni prima di vedere in piedi gli apparati dei massimi enti locali. I padri costituenti vollero riesumare la ripartizione regionale dell'Italia romana per dare al Paese enti territoriali più ampi delle storiche province. All'indomani, dell'Unità, infatti, l'articolazione amministrativa portante in Italia fu imperniata sulle province, enti a volte di origine medievale, come nel caso della Calabria, che pure è, come le isole maggiori, l'unica in Italia dove la regione politica coincide con quella geografica.

Sin dal basso Medioevo la Calabria, prima bizantina e poi normanna, sveva, angioina e aragonese, fu divisa in due province: la Calabria Citeriore (o Citra) cioè aldiquà rispetto a Napoli, la capitale del regno meridionale, e la Calabria Ulteriore (o Ultra), aldilà da Napoli, perché più a sud. Della prima fu capoluogo Cosenza; della seconda Catanzaro. A capo della provincia, dal XVI secolo era un preside, poi un intendente e successivamente, dopo l'Unità, un prefetto.

Reggio Calabria rimaneva, dai tempi dell'antica Roma, la più grande città delle Calabrie, ma troppo lontana dal resto della regione per garantirne il controllo militare. La città di Catanzaro, in effetti, fu fondata nell'alto Medioevo, proprio con questo scopo, data la sua posizione strategica nel cuore della regione. La parentesi napoleonica (1806 – 1815) aveva spostato il capoluogo della Calabria Ulteriore a Monteleone (Vibo), poi tornato a Catanzaro; aveva costruito un apparato burocratico, con l'esperienza dei primi consigli provinciali, sfortunato tentativo di parlamentarismo locale. La Calabria Ulteriore, che inglobava le attuali province di Catanzaro, Vibo, Reggio e di Crotone dal Neto in giù, fu divisa nel 1817, da Ferdinando I di Borbone delle Due Sicilie, in Calabria Ulteriore Prima (con capoluogo Reggio) e Calabria Ulteriore Seconda (con capoluogo Catanzaro).

Tale ripartizione rimase in vigore fino al 1970. Per questo non si può dire che Reggio si sia vista scippare il suo ruolo di capoluogo regionale, poiché non esistendo le regioni, nella storia d'Italia, se non nell'epoca romana, di fatto nessuna città ha mai esercitato questo ruolo in senso politico-amministrativo. Nel 1861 Catanzaro, però, venne definita "Capitale delle tre Calabrie" sotto il profilo giudiziario, perché da sempre sede del principale tribunale della regione.

La vicenda dei cosiddetti "fatti di Reggio" del 1970, che ha sconvolto la Calabria quarant'anni fa, lasciando dietro di sé una scia di sangue e incomprensioni, ha, dunque, necessariamente motivazioni storiche differenti da quelle che vengono identificate nello scippo del capoluogo. Ha a che fare con la povertà del contesto economico e sociale calabrese che è maggiormente avvertita nella più grande città della regione; ha a che fare con la strumentalizzazione del malessere sociale ad opera della criminalità organizzata e di forze eversive dell'Italia degli anni Sessanta.

Dopo una complicata negoziazione tra la città di Reggio, i partiti, il Parlamento e il Governo, lo Statuto regionale del 1971, recependo le leggi nazionali, portava il consiglio regionale in riva allo Stretto ma manteneva il governo regionale nell'unico capoluogo, Catanzaro. Simile soluzione veniva adottata in Abruzzo tra Pescara e l'Aquila (ma in Abruzzo il consiglio si riunisce anche nel capoluogo L'Aquila, oltre che a Pescara).

Dello Statuto del 1971, poi sostituito da quello attuale nel 2004, riporto l'articolo primo, coi migliori auguri di Ulixes alla Calabria del 2010:

"La regione Calabria è autonoma, nell'unità della Repubblica italiana. Esercita propri poteri e funzioni a norma del presente Statuto, secondo i princìpi e nei limiti della Costituzione, nel rispetto dei valori della Resistenza e dei valori dell'antifascismo che la ispirano".



  

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