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Dopo tre settimane di riposo ecco che le lettere dal confine possono ufficialmente riprendere. Dei giorni trascorsi ad Itaca riporto sempre un ottimo ricordo. Nei giorni d'estate il mare ed il sole cocente sono gli ingredienti di un minestra speziata, incandescente che da sapore ad ogni singolo minuto di giornata, nutre progetti e pensieri che si estendono fino a dove cielo e mare paiono toccarsi. E' un fervore continuo, un desiderio di costruire nuovo, di inventarsi ogni ora che segue. Sembra non avere spazio nè la responsabilità, né il realismo, né l'amor proprio. Non si vive di vacanze a Itaca ma di ritrovi, di ritrovi costanti. Non sembrano esistere ne partenze ne addii. Peccato, dici a te stesso, che tutto questa avvenga solo d'estate. Ma come è qui la vita d'inverno? Ci si addormenta al calare del sole e al gonfiarsi del mare? E' questo uno dei pensieri che accompagna la ripartenza. Un pensiero che funge ogni volta da rimpianto, ma anche da consolazione, da grande consolazione. Quasi a giustificare la ripartenza. Ogni ripartenza. Se non al cuore, almeno alla testa.
Ma è proprio qui che interviene la cosa nuova. Proprio qui, in questo punto, che ho visto quel qualcosa di nuovo. Lo ammetto, sono solo sensazioni. Quelle che ti fai parlando con qualche passante, fermandoti a qualche libreria e scambiando due chiacchiere con parenti e amici. Ma, più delle altre volte, ho visto la gente discutere su cosa fare durante l'inverno. E ho visto gente guardare con impazienza all'inverno e lavorare assiduamente per raccogliere risultati nell'inverno. Amabili chiacchiere con un ragazzo ritornato in Calabria per cotruirsi una libreria di successo. Un professore più anzianotto che invece vuole partire, farsi una grande esperienza nell'ambito di progetti di cooperazione. Ho visto un giovane e un altro un po' meno giovane, armati di sola conoscenza e passione, pronti ad inaugurare una propria società e lanciarsi nella grande avventura del privato. E ho parlato tanto ad un fraterno amico, persona brillante, che in Calabria, per propri meriti, vive un momento di piena realizzazione professionale. "Come avrei potuto trovarla in pochi altri mondi". Sono esempi di un mondo che finalmente mi sembrava girare non solo in direzione dell'asse solare. Un mondo che rispondeva all'imperativo del mettersi in moto. L'idea di darsi da fare. Di non aspettarsi nulla. Di tirare la corda e non lasciarsi tirare. Ammesso che io e le mie impressioni siamo nel giusto, se questi sono i primi risultati della crisi, ben venga la crisi. Sia anzi benedetta. Se i bilanci sanguinanti dei comuni, la chiusura delle braccia politiche ad orizzonti e circoli sempre più ristretti, significano questo, ben vengano la fine delle vacche grasse, ben vengano gli urli di dolore di sindaci e amministratori. E ben vengano anche prospettive moderatamente federali. Ben venga tutto cio' se ci lascia la consapevolezza che dobbiamo cavarcela da soli. Se tutto cio' ci spinge a credere poco nella politica e nelle sue possibilità, ma molto di piu in noi stessi e nelle possibilità della nostra terra. Nella nostra forza e nella bellezza della nostra autonomia e dei nostri sforzi. E' in un contesto del genere che possono facilmente nascere una più forte cognizione dei propri diritti, la non tolleranza di ogni forza esterna diretta a ridimensionarti, la cooperazione disinteressata. E' quando hai costruito una cosa interamente da solo che accetti con estrema fatica che qualcuno voglia metterci il becco o ne pretenda una parte. Soprattutto se vuole farlo con violenza o per tradizione. Insomma mi è sembrato di cogliere nella mia Itaca un briciolo in più di entusiasmo e libertà. E spero davvero di non sbagliarmi.
Vorrei di tutto cuore vedere la linea di confine tra la mia gente e la vecchia classe politica e imprenditoriale, in questo momento storico della mia terra, farsi sempre più alta e spessa. In questi pochi giorni di bella Calabria, ho visto la gente comune ragionare spesso cento passi e oltre più avanti della politica nostrana. Di una politica rissosa, inconcludente, autoreferenziale, perennemente frenata dalle proprie ansie di autoconservazione. Vedo una rivoluzione mentale in costruzione fatta unicamente di quotidianità fresca, solerte, produttiva, creativa. E sarà la politica a venirne trainata, non viceversa.

Salvatore Scalzo
  

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